A prima vista sembrano due ritratti di un orco, quello sopra più arcaico, quello di sotto più raffinato e favolistico, invece ci troviamo davanti a due realtà lontanissime tra loro.
La prima è la Domus de Janas di Mancosu, in Sardegna, una sepoltura preistorica scavata nella roccia, la cui conformazione dell’ingresso crea quasi l’impressione di un volto mostruoso. Non sappiamo se la cosa sia stata voluta o sia semplicemente lo scherzo di Madre Natura, in ogni caso la forma è inequivocabile e ci porta a vedere l’ingresso come una bocca e il masso superiore come parte di una gigantesca creatura.
La seconda immagine è invece quella del celebre Orco del Sacro Bosco di Bomarzo, realizzato nel Cinquecento, una scultura voluta dal committente e dunque da un essere umano.
La prima ospita i morti, la seconda invita i vivi a sedersi, a loro volta, a un banchetto. Entrambe hanno in comune il simbolo della bocca spalancata che divora il visitatore.
In molti ora diranno “ma la prima immagine è casuale”. Potrebbe certo esserlo, o forse no, questo non lo sapremo mai. Non importa se sia voluto dall'uomo o meno, ciò che ci interessa è il simbolo e l’archetipo relativo alle presenze oscure che divorano la nostra essenza pesante, ghiotte di aggregati psichici ed emozioni pesanti. La prima infatti, è una tomba, il luogo perfetto per rilasciare le nostre emozioni materiali e poterci staccare dal corpo verso un diverso piano di esistenza. Chissà che anche la seconda non abbia lo stesso scopo e inviti ad entrarvi senza paura, ma per donargli e liberarci della nostra parte materiale.