𝐈 𝐋𝐄𝐎𝐍𝐈 𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐀𝐂𝐑𝐎 : 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐄𝐍𝐓𝐑𝐀𝐑𝐄, 𝐒𝐈 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐋𝐄𝐎𝐍𝐈
Davanti alle porte di molte chiese medievali attendono due leoni di pietra.
Non sono semplici decorazioni: occupano il punto esatto in cui il mondo quotidiano termina e comincia lo spazio sacro.
Nell’architettura romanica sono spesso leoni stilofori, posti alla base delle colonne che sostengono il protiro. Ma il loro compito è anche simbolico. Il leone rappresenta forza, vigilanza e giustizia; può richiamare Cristo, il “Leone della tribù di Giuda”, ma anche il pericolo e la potenza che devono essere dominati prima di varcare la soglia.
Talvolta sotto le loro zampe compaiono uomini o animali. Non è possibile attribuire a tutte queste figure un unico significato, ma l’immagine è volutamente inquietante: ciò che è ostile, disordinato o malvagio viene trattenuto fuori dal luogo consacrato. Il fedele entra così passando sotto lo sguardo di due custodi silenziosi.
Questa idea è molto più antica del Medioevo e compare in civiltà lontanissime.
Le sfingi proteggevano templi e sepolture del mondo antico; in Cina, i leoni guardiani chiamati shishi, spesso conosciuti in Occidente come “cani di Fo”, venivano collocati davanti a palazzi, tombe ed edifici sacri.
Anche gli shishi sono generalmente disposti in coppia. Il maschio posa una zampa su una sfera ricamata, simbolo di autorità e dominio; la femmina protegge un cucciolo, immagine della discendenza e della continuità della vita.
Queste tradizioni nacquero in culture lontane e non devono necessariamente essere considerate direttamente collegate. Eppure rivelano la stessa antica convinzione: i luoghi importanti devono essere protetti e ogni passaggio verso il sacro, il potere o l’ignoto deve essere riconoscibile.
Per secoli il leone è rimasto così sulla soglia, non soltanto per allontanare il male, ma per ricordare a chi entra che sta lasciando un mondo alle proprie spalle e sta per varcarne un altro.