Vesuvio (Napoli, Italy)

Vesuvio (Napoli, Italy)

Apr 30, 2026 - 08:22
Apr 30, 2026 - 08:50
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Vesuvio (Napoli, Italy)

Il Vesuvio è uno stratovulcano situato in Italia, in posizione dominante rispetto al golfo di Napoli. È uno dei due vulcani attivi dell'Europa continentale (più precisamente è definito quiescente, risalendo l'ultima eruzione a 80 anni fa) nonché uno dei più studiati e pericolosi al mondo a causa dell'elevata popolazione delle zone circostanti e delle sue caratteristiche esplosive. L'area vesuviana presenta infatti un'alta densità di popolazione e il numero dei residenti potenzialmente in pericolo si aggira intorno a 700000;

Il nome Vesuvio (in latino Vĕsŭvĭus, anche Vesevius, Vesvius o Vesbius) è presumibilmente d'origine indoeuropea (da una base aues, "illuminare" o eus, "bruciare"). Secondo altri il nome deriverebbe da Vesbio capitano dei Pelasgi che dominò quel territorio.[7]

Esistono tuttavia alcune etimologie popolari: dato che nell'antichità si riteneva che il Vesuvio fosse consacrato all'eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, si credeva che anche il vulcano, seppur indirettamente traesse origine dal nome dell'eroe greco. Ercole infatti era il figlio che il dio Giove aveva avuto da Alcmena, regina di Tebe. Uno degli epiteti di Giove (Zeus nella Grecia antica) era Ὕης, Hýēs, cioè "colui che fa piovere". Così Ercole sarebbe diventato Ὑήσου υἱός, Hyḗsou hyiós (pronunciato [hyːˈɛːsuː hʏɪˈos]), cioè il "figlio di Hýēs", da cui sarebbe derivato il latino Vesuvius (pronunciato [wɛˈsʊwɪʊs]).

Una tradizione popolare della fine del Seicento (portata avanti dall'abate e storico Camillo Tutini) vorrebbe invece che la parola derivi dalla locuzione latina Vae suis! ("Guai ai suoi!"), giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie per Napoli o la Campania. Un esempio su tutti: l'eruzione del 1631 sarebbe stato il "preavviso" naturale dei moti di Masaniello del 1647. Nelle poesie napoletane sul Vesuvio di fine Ottocento si può trovare il Vesuvio chiamato la Montagna (con l'articolo e la lettera M in maiuscolo) per indicarne la maggiore importanza rispetto alle altre.

Stato precedente al 79 d.C.

Raffigurazione di Bacco e del Vesuvio in un affresco pompeiano precedente al 79 d.C.

Il Vesuvio non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l'arido culmine. Anche diverse fonti iconografiche, come alcuni affreschi conservati presso il Museo Archeologico di Napoli, mostrano il Vesuvio come una montagna a picco unico, coperta di vegetazione e di vigneti.

Fra un grande cerchio di dirupi quasi perpendicolari c'era uno spazio piatto sufficiente ad accampare un'armata, tanto che nel 73 a.C., durante la terza guerra servile, Spartaco e i suoi seguaci si rifugiarono sul Vesuvio con l'armata dei ribelli che si stava ingrossando e con la quale vennero effettuati diversi attacchi alle tenute romane dell'agro campano. Attaccati dall'esercito di Roma, gli schiavi riuscirono a sottrarsi alla cattura, rinviando l'esito cruento della loro rivolta: utilizzarono i tralci delle viti che ricoprivano le pendici del monte per fabbricare scale con le quali fuggirono per l'unico passaggio non sorvegliato perché impervio. Si trattava senza dubbio di un antico cratere, di cui sopravvive solo un settore, denominato Monte Somma.

La fertilità dei terreni circostanti, una prerogativa dei suoli vulcanici, favorì gli insediamenti osci e sanniti di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis, nonostante fosse noto anche nell'antichità il rischio potenziale dell'area. Strabone, nel 18 d.C. (61 anni prima della devastante esplosione che sommerse Pompei ed Ercolano) aveva descritto il Vesuvio nella sua Geografia d'Italia come un vulcano in fase di quiescenza ed attribuiva proprio alla sua presenza la fertilità dei suoli circostanti, paragonati a quelli delle aree ai piedi dell'Etna.

L'eruzione del 79 d.C.

18px-Magnifying_glass_icon_mgx2.svg.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzione del Vesuvio del 79.

L'eruzione del Vesuvio del 79 è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Tra il 79 d.C. e il 1631

Dopo l'eruzione del 79 d.C., il Vesuvio ha eruttato circa 36 volte. Un'eruzione risale al 203, durante la vita dello storico Cassio Dione. Nel 472, il vulcano ha espulso un tale volume di ceneri che delle ricadute sono state segnalate fino a Costantinopoli. Le eruzioni del 512 furono così gravi che agli abitanti delle pendici del Vesuvio venne concessa l'esenzione dalle tasse dal re Teodorico il Grande, re dell'Italia Ostrogotica.

Altre eruzioni sono state registrate nel 787, 968, 991, 999, 1007 e nel 1036 con il primo flusso di lava documentato. Il vulcano è poi diventato quiescente alla fine del tredicesimo secolo, tanto che negli anni successivi fu ricoperto di giardini e vigne, come prima del 79. Perfino l'interno del cratere era parzialmente coperto da boschetti.

L'eruzione del 1631

18px-Magnifying_glass_icon_mgx2.svg.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzione del Vesuvio del 1631.

Nel 1631 ci fu un'altra imponente eruzione. Dopo numerosi eventi premonitori quali rigonfiamento del suolo, piccoli terremoti che si manifestavano già da qualche mese e prosciugamento delle fonti, all'alba del 16 dicembre il Vesuvio rientrò in attività dopo un riposo di circa 300 anni, con l'apertura di una bocca laterale sul versante Sud-Est con una iniziale fase di attività stromboliana e forse l'emissione di una colata di lava (per molti autori invece non vi fu alcuna colata di lava). Una prima fase espulse ceneri frammiste all'acqua che scesero a valle a grandi velocità, oltre a colonne di vapore. Successivamente ebbe luogo una violenta attività esplosiva dal cratere centrale con un'alta colonna di ceneri, pomici e gas.

Eruzioni nell'età moderna

Carta geologica del Vesuvio (inizio XX secolo)

L'eruzione dell'aprile 1872 ripresa in una foto di Giorgio Sommer

Dal 1631 si sono verificate numerose eruzioni. Durante un'eruzione del febbraio 1848, una colonna di vapore alta circa 15 chilometri sorse dal cratere, presentando una varietà di colori; subito dopo spuntarono dieci cerchi, bianchi neri e verdi che assunsero la forma di un cono. Un'apparizione simile era stata osservata nel 1820.

Nel maggio 1855 un flusso di lava incandescente di 70 metri di larghezza fluì verso un grosso crepaccio di circa 300 metri di profondità. La prima parte di questa spaccatura è a precipizio, e qui la lava in caduta formò una magnifica cascata di fuoco liquido.

Più spettacolare fu l'eruzione del 1872, che creò una vastissima nube a forma di pino, e la cui lava distrusse i paesi di Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio.

Negli anni di attività intermedia, la lava che traboccò dal cratere costituì due cupole di ristagno: nel 1895 il "Colle Margherita" (nell'Atrio del Cavallo, semisepolto dalla lava dell'eruzione del 1944), nel 1898 il "Colle Umberto". Quest'ultimo, perfettamente integro, costituisce una sorta di barriera naturale per l'Osservatorio, giacché le colate di lava dirette su di esso sono deviate dai fianchi del Colle. Contemporaneamente, per via dell'attività effusiva tendente a riempire il cratere, il cono del Vesuvio raggiunse la massima altezza storica registrata, pari a circa 1302 metri s.l.m.

l Vesuvio fumante visto dal porto di Torre Annunziata, nel 1903

L'eruzione del 1906

18px-Magnifying_glass_icon_mgx2.svg.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzione del Vesuvio del 1906.

L'eruzione del 1906, descritta efficacemente da Frank Alvord Perret e da Matilde Serao, fu la più grande avvenuta nel XX secolo: è difficile stabilire con esattezza il volume degli ejecta, un'immane colata lavica che si dirigeva verso Torre Annunziata fu bloccata dalle mura del cimitero, e la nube gassosa che generò nelle ultime ore di attività spazzò via la cima e svuotò la camera magmatica. A causa della pioggia di cenere fu, anche in questa eruzione, quasi completamente sotterrata Ottaviano, l'antica Ottajano, causando circa 300 morti, tanto che fu chiamata "la nuova Pompei". Per paura di morire, 105 persone si rifugiarono in una grande chiesa di San Giuseppe Vesuviano. Le ceneri tuttavia sfondarono il soffitto e la lava bruciò il portone in legno: tutte e 105 le persone nella chiesa morirono. I costi dell'eruzione costrinsero il governo italiano a rinunciare all'organizzazione delle Olimpiadi del 1908 (che erano già state assegnate), cedendole alla Gran Bretagna.

Un'eruzione intermedia avvenne nel 1929, quando nel cratere si creò un lago di lava, che traboccò sul versante Sud - Est e distrusse solo alcuni vigneti.

L'eruzione del 1944

Militari della V armata statunitense osservano l'eruzione del 1944
18px-Magnifying_glass_icon_mgx2.svg.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzione del Vesuvio del 1944.

Dopo quella del 1929, la successiva ed ultima eruzione, avvenne tra il 16 e il 29 marzo 1944, e distrusse nuovamente Massa di Somma e San Sebastiano, cosparse di ceneri Ottaviano e tutto il Meridione, e fu resa famosa dai cinegiornali dell'esercito angloamericano che all'epoca occupava Napoli. Fontane di lava si innalzarono dal cratere fino ad un'altezza di 800 metri, mentre 26 persone a San Sebastiano venivano letteralmente bruciate dalla pioggia di ceneri, ed il condotto craterico subì un'alterazione radicale. Infatti a partire dalla fine di questa eruzione il vulcano è entrato in una fase di quiescenza. Un tappo roccioso che ostruisce il cratere impedisce inoltre il pennacchio di fumo che era diventato costante anche nei periodi di calma durante gli ultimi secoli.